11. La danza di Sole e Luna – Emanuela Tesei, Roma

Il sogno scorre nitido fra profumi e colori di una singolare notte: c’è un’ oscurità stranamente brillante, che mi suona familiare.

Al mio fianco una donna dai lunghi capelli neri ed uno sguardo color ossidiana: anche quello mi sembra di conoscerlo da sempre. Tra i nostri occhi che si guardano attraverso scorre il bagliore di una stella cadente: va a spegnersi oltre la curva dove mare e cielo si uniscono, mentre risuonano le sue parole:

“C’è una stella che più di tutte è visibile sullo sfondo inconfondibile della Via Lattea: è Vega, l’astro più luminoso della costellazione della Lyra. Insieme ad Altair – costellazione dell’Aquila e Deneb – del Cigno – forma il famoso Triangolo Estivo, riconoscibile in notti limpide come questa. Lo sapevi che i beduini del deserto vedono nelle costellazioni della Lyra e dell’Aquila due rapaci? Il primo in picchiata con le ali contro il corpo, come simbolo di fermezza e decisione. Il secondo con le ali spalancate, a volare alto verso la luce”.

Osservo il quadro del cielo che mi sta indicando. Quell’astro luminoso sembra voler parlare: di memorie antiche, di storie nascoste nel profondo. Di segreti legati all’esistenza che vorremmo conoscere e temiamo allo stesso tempo. Mentre lei continua con una storia forse ancora più affascinante. Mi racconta di un mito orientale che raffigura Vega e Altair come due amanti costretti a restare separati alle due sponde del Fiume d’Argento, la Via Lattea.

“Ai due è concesso incontrarsi un solo giorno all’anno, in tarda estate, quando le gazze si riuniscono per formare, con le loro ali, un ponte che unisca le due rive del fiume. E proprio Deneb, la Stella del Guado Celeste, rappresenta il ponte”.

Fa un sospiro a cercar le parole. E aggiunge:

“La luminosità che vediamo nel cielo nasce da un processo alchemico di trasformazione che brucia la parte oscura e pesante. Brucia il dolore e lo trasforma in altro, portando l’oscurità a risplendere. Evoluzione nel senso più ampio vuol dire proprio che qualcosa va sacrificato: per avere qualcosa, qualcos’altro va lasciato. Come il sole, che lascia il suo posto alla luna. Come il seme, che muore per dare vita al fiore. Tutto può essere metafora di tutto: il come in alto così in basso vale sempre, da qualunque punto di vista lo si osservi. Ogni cosa che vediamo può essere un segno inconfondibile di aspetti di noi o della nostra vita”.

Come può sapere che sono ad un bivio importante? Alle prese con tutte le incertezze che comporta lo scegliere una direzione diversa. Ma so che non ha molta importanza, le sue parole mi fanno bene. Ho l’impressione di comprendere che tutto si muove sotto un unico filo conduttore che dà un senso a ogni cosa, ogni luogo e persona. Anche laddove non riesco ancora a decifrarlo. Sembra stia parlando di qualcosa che conosco bene e sento che davvero potrei osservare le coincidenze e i sincronismi che si sono succeduti nella mia vita sotto questa nuova ‘luce’. Vago negli spazi più nascosti della mente a cercare immagini adatte. Ricordi e sensazioni del passato dove poter raccogliere pezzi di un puzzle che, sono certo, aspetta solo di essere composto. Ma come?

Lei sembra sentire il rumore dei miei pensieri, perché mi dice:

 “Ciascuna di queste stelle può indicare una rotta da seguire. Il cielo ti racconta ciò che è stato e ciò che in potenza può avvenire. Ci si possono leggere tante cose, se troviamo le giuste chiavi di lettura”.

E poi, con un entusiasmo contagioso prosegue:

 “Voglio proporti un nuovo punto di vista. È un gioco, vedilo così. Per quanto irrazionale, però, non escludere che possa velare più autentiche verità. Possiamo forse dar torto a Einstein?: Se in un primo momento l’idea non è assurda, allora non c’è nessuna speranza che si realizzi. Non è forse grazie a questa sua inclinazione che ha potuto guardare oltre? Ecco! Faremo un viaggio. A guardare quell’oltre. Sei pronto per il salto?”

Io trattengo il fiato, con lo stupore di un bimbo.

 “Immagina per un attimo: e se Deneb fossi tu? Fallo. Ora! Bravo, così. E sei esattamente lì, alla punta del triangolo estivo. Come ti senti? Ascoltati. E osserva.

Dimmi, caro ‘Deneb’: riesci a percepire cosa accade? Sì, è semplice vero? Ecco che alla tua sinistra puoi veder sorgere la costellazione della Lyra. A destra quella dell’Aquila: la Principessa separata dal suo amato dalla via Lattea”.

Sono senza parole. È tutto così surreale, ma coinvolgente, che non posso far altro che seguirla ancora.

“Che te ne pare, non è magnifico? Da qui ora puoi osservare tutto, davvero, da una visuale più ampia”.

Faccio un gran sospiro. Qualcosa di strano già ribolle nelle viscere e mi sembra di sentirmi pungere a fil di pelle. Ascolto quasi con soggezione il chiasso delle mie intime sensazioni: forse è qualcosa di arcaico il frastuono che sento.

“E se guardi a sinistra come al primo tratto della tua vita, o un aspetto di essa, cosa senti? Cosa ti ha fatto cadere? Ricordi: è l’aquila che cade in picchiata, evocata dalla Lyra. Quale ciclo deve compiersi, per poter passare il ponte verso una nuova vita?

Devi necessariamente attraversare una prima parte della tua vita, seppur oscura, per averne una seconda. Cadere in picchiata per poter volare alto nel cielo, come suggerisce l’Aquila alla tua destra. Devi superare alcuni ponti, i tuoi ponti, per diventare qualcosa di più. Per quanto dolorosi e difficili possano essere.

Ti sto suggerendo di portare tutto a un’ottava superiore: raccogliere gli attributi più elevati di forza e libertà di Altair e portarli al di là del ponte. A incontrare le qualità più elevate della Lyra. E tutto questo è possibile solo attraverso il meglio di te che avrai acquisito nel tempo, a fatica conquistato: la purezza e  rinnovamento proprie di Deneb. Qualità superiori, necessarie a un lavoro veramente ispirato, che solo la costellazione dell’Aquila può plasmare.

Ecco allora che tutto ciò che è stato trova il suo senso in un disegno più grande. Solo attraversando la notte più buia dell’anima si può aspirare ad una rinascita”.

Quello che mi sembrava surreale inizia a prendere una forma propria, che ha i miei stessi lineamenti.

Mi commuovo a queste parole che toccano angoli miei segreti che credevo ormai spenti, scintille che risvegliano una volontà divenuta pigra e debole. Qualcosa vibra alla stessa frequenza della mia anima, che vibra al ritmo del cosmo. Come fosse, oppure lo è?, un unico cuore pulsante. È straordinario. Torno a sentire chi sono.

Riesco a vedere che tanti segni mi indicano il percorso che ho tracciato, come a inseguire qualcosa di importante. E mi emoziono a pensare che forse tutto è andato come doveva andare.

Lo penso soltanto, non ho bisogno di dirlo. E lei mi guarda soltanto, non ha bisogno di rispondere. Mi parla con i suoi occhi profondi che sanno. E attraverso di essi mi vedo dentro. Sento vive le cose che dice e reali le verità più nascoste.

Deneb, dai suoi 16 secoli di lontananza brilla di complicità, come un richiamo di vite lontane. Vega sembra voler danzare fra le onde di frequenza che la fanno arrivare fin qui questa notte. Altair risplende, finalmente libera di volare alta. E sulle ali di questa magnifica aquila anche io posso lasciarmi andare, libero nella profondità di questo cielo e nelle altezze sconfinate di questo mio cuore. Che stasera vibra di una nuova vita. Porterò in regalo il mio dono, sono certo che lo farò.

Cullato dal calore del suo sguardo scivolo piano nel sonno. Pronto a svegliarmi dentro un nuovo sogno. La mia vita.