133. Senza mai morire – Alessandro Tassinari, Ducenta (Pd)

Pellegrinaggio evanescente,

indelebili astrazioni sussurrano

il silenzioso segreto che muore

di solitudine e vive di notti infuocate,

eclissi di luce lunare a scardinare

i limiti dell’infinito su acque

martoriate da fantasie troppo usurate

per poter esistere davvero.

Smarrirsi a riva è facile,

lo sa bene il tulipano travolto

da mille tornado che tornano a terra,

nemmeno l’attimo mancato

che potesse rendere onore al sacrificio.

Farò la stessa fine di quel fiore?

Parole stanche, cuori infranti, versi morti,

sillabe che mi ripeto come un mantra

ma è un susseguirsi di rimpianti

su queste vampate di gelo

che cingono la precarietà dell’incertezza.

Abbraccio le stelle per cercarti,

temporali lontani all’orizzonte,

se solo trovassi il coraggio di scoprirmi

trasformerei su carta schizzi inermi

di bestemmie abbozzate sul vento,

chissà se potrà mai sembrar diverso…

Oggi diffidenza mi costringe, non posso

vorrei trovarti nuova in ogni aurora,

forse domani attende un altro corso.

Volerei più in alto, oltre quel cielo

che cela le lacrime degli angeli più belli,

se solo domani sapesse l’amore

che stringo invidioso nel petto morendo

di capriole mancate, sarò lassù

in ogni stella che guardi la notte

per prendere sonno, sarò lassù

dove vivono le muse dei poeti

a brindare scolpendo calici di passione.

E se domani sarà luce la nuvola

più scura delle mie parole inconfessate

saremo note dello spartito più ammirato,

attimi d’eternità che vivono l’istante

senza mai morire.