04. Amor nuncius – Nausica Manzi, Monteodorisio (Ch)

Mio caro Cielo,

credo che quella tra le stelle, quella guidata dallo sguardo, sia l’unica vita possibile. Sono sempre qui, seduto nel mio ufficio davanti al cannocchiale puntato verso di te, per esserti sempre vicino e perso tra voi, mie stelle e miei pianeti. Miei perché in voi mi rifugio, in voi sono.

Cielo, credo di aver conosciuto per la prima volta l’amore stanotte: ho incontrato Luna e devo essermene innamorato. È sicuramente tutta colpa di Venere, quella furbetta! Non ho mai visto nulla di simile: nella tua immensità, risplende la sua luce limpida, armoniosa e piena di mistero. Mi hai insegnato la meraviglia e ora, in questa notte, mi hai donato anche l’amore. Ah,  se solo qui, su Terra, si tornasse a guardare te e a riconoscerti essere parte anche di ogni singolo uomo! Ma qui sono tutti occupati con i guadagni, la velocità e gli interessi e si dimenticano di te e di usarti bene. Cerco di insegnare ai miei studenti a toccarti ed accarezzarti con gli occhi, così come provo a fare io, chissà se un giorno capiranno…ma torniamo a Luna. 

Qualche ora fa, ero lì a cercare di calmare  Marte che oggi, in una giornata così piena di stelle e di supernove con le loro esplosioni, era nervoso per via del gigante buono, Giove. Marte sosteneva che Giove con l’arrivo dei suoi nuovi cuginetti- satelliti, giunti qui per abitare con lui, stesse  ingombrando la sua orbita: ma è pura gelosia, si sente trascurato da me. Ultimamente, sai,  sto curando quei piccoli satelliti: li ho appena conosciuti e son davvero simpatici ma introdurli nel sistema solare non è così semplice! Per fortuna c’è sempre il mio caro amico filosofo, Saturno, che perso nelle sue idee, è ogni volta il più efficace ed intelligente di tutti: è arrivato ed è riuscito a calmare Marte. Lui è in grado di farti cambiare umore, ti mette seduto sui suoi anelli e ti fa vedere sempre l’universo sotto un’altra ottica, donandoti un nuovo punto di vista sulle cose, più ricco, migliore a cui tu non pensi mai. Quindi, dicevo, ero alle prese con Marte e all’improvviso il mio sguardo attento cadde su Terra che stava dialogando con un qualcosa che non avevo mai visto…sembrava un pianeta luminoso, dalla terra argentata, assolutamente magnifico. E poi accadde: quella nuova luce di meraviglia mi guardò e io la guardai. È stato un incrocio di sguardi in cui sono rinato. Viandante del cielo, naufrago fra le stelle, nello sguardo di Luna mi sono ritrovato. Sulla sua faccia misteriosa ho trovato il senso delle parole e dei gesti che gli uomini sul pianeta Terra fanno senza pensare, senza essere. Luna mi guardava e mi salvava. Salvava un essere umano occhialuto che abita su Terra ma la cui anima è fatta di stelle. Così, con i miei occhi curiosi mi sono avvicinato, ho preso coraggio e l’ho salutata: era timida, tanto che, a volte, una parte della sua terra argentata si scuriva, nascondendosi dietro Terra, era come se si donasse e subito si sottraesse, era un mistero da svelare ed una bellezza da custodire. Grazie a Terra, mi si presentò come Luna…ma certo! Allora era lei, quella che tutti conoscevano di nome, ma mai nessuno l’aveva vista così da vicino o meglio si era lasciato meravigliare dal suo fascino elegante. Era satellite di Terra, quindi mi diceva una sua sorella. Straordinario pensai! Io abitavo Terra, avrei potuto conoscerla e non perderla mai più di vista. Luna, nella sua timidezza affascinante poi, rimase nel suo angolino mentre Terra aveva ripreso a scrivere il suo elenco di messaggi per i suoi abitanti e di cui io sono tramite.

 Sì, penso io debba iniziare a credere nei colpi di fulmine o alle, come li chiamate voi, piroette di Venere. Infatti, Venere, pettegola come è, avendomi ossevato da lontano, mi si avvicinò. Non dirlo a nessuno, ma questa sera si era imbellettata più vistosamente del solito per Mercurio che, con il suo passo svelto e il suo atteggiamento altezzoso, sembra sempre ignorarla e forse è  l’unico a farlo, facendola paradossalmente soffrire per un amore non corrisposto! Venere disse che mi avrebbe aiutato a conquistare Luna: sarebbe diventata sua amica e le avrebbe parlato di me. Venere, dopo avermi spiegato le sue strategie di cui mi ero ciecamente fidato, mi coinvolse improvvisamente in una delle sue piroette, in quella sua danza da donna scatenata e, senza rendermene conto, mi ritrovai a danzare,  nel tuo salone da ballo “Universo”, abbracciato con Luna. Venere mi ha giocato proprio un bello scherzo! Forse però dovrei ringraziarla perché mi ha reso felice.  Così, io e Luna siamo rimasti da soli e, tra le stelle che ci guardavano divertite e che forse brillavano un po’ di più, da lei ho imparato tanto.

Nella sua essenza meravigliosa, mi ha insegnato che la perfezione vera sta nell’imperfezione: lei stessa da lontano appare così lineare e sferica, quando in realtà è formata da avvallamenti e alture, da zone più profonde ed altre più superficiali ed è tutta questa imperfezione a fare la sua straordinaria bellezza. Esattamente come l’uomo e tutto ciò che esiste: in apparenza vuole risultare assolutamente perfetto, quando ciò che lo rende bello ed unico è proprio l’imperfezione che lo caratterizza e che tende a nascondere sempre. Luna è timida ma non ha paura di mostrarlo, io son impacciato ed insicuro eppure esternamente mi danno dello spavaldo! Catturare l’imperfezione di qualcuno o qualcosa e vederne la bellezza è amare davvero.

Inoltre, mi ha insegnato che c’è sempre un altrove da raggiungere. Il suo scurirsi, il suo lasciare a volte visibile solo una parte di sé è testimonianza di un oltre sempre presente e che va scoperto a poco a poco. Ogni essere umano è costituito di oltre e deve tendere all’altrove, tra le stelle e sulla Terra. Luna è stata per me la testimonianza di una profondità e di una umiltà straordinaria: lei riflette la luce di Sole che colpisce Terra; ognuno di noi deve rendersi conto di essere parte e riflesso di una unica luce che dà vita e che illumina anche le zone più profonde ed oscure della nostra anima, anche se tendiamo a nasconderle o a far finta di niente. Nel nostro piccolo, nella nostra fragile capacità di riflettere ed esser parte di quella immensa luce, sta la nostra grandezza e la nostra bellezza. Luna mi ha insegnato l’eleganza di essere e di amare. Tua moglie, Stella polare e le sue sorelle ci hanno fatto da cornice e tutto il sistema solare sembrava sorridere, anche Sole mi mandava i suoi occhiolini!

Ora devo far conoscere Luna come messaggera d’amore qui giù agli uomini che delirano, dimenticandosi di guardarti e di ritrovarti nelle loro anime. Tra  i tanti messaggi che ogni notte Terra mi dà da portare agli uomini, ora ho capito che è questo amore a racchiuderli tutti. È una missione quasi impossibile la mia, ne sono consapevole, ma io ho la tua luce, Cielo, che mi sostiene e mi dà forza contro tutto e tutti per sempre.

Ora faccio riposare un po’ gli occhi, ci vediamo domani sera. Saluta gli altri.

Eternamente tuo,

Galileo.