Bella – Giovanna Tatò, San Gemini (Tr)

=== OPERA FUORI CONCORSO ===

Distese il mantello come ali. La Terra ruotò sotto di lui in un vortice e il mare lo inabissò. Nella profondità oscura era unica luce. Fluttuava come creatura dell’oceano nelle acque senza confini. Cerchi dorati dal suo corpo scoprivano paesaggi ignoti e movenze di creature. Danzava e i cerchi di luce con lui. Era libero. Nessun vincolo.

Era.

       Abbandonò il dormiveglia e aprì gli occhi. L’immagine della spirale cielo-mare era salita su da un recesso senza tempo. Si era impadronita di lei lasciandola senza peso. Rimase ancora un po’ a galleggiare. Sospesa sul volo e sulla luce dorata nell’abisso. Per un istante desiderò con tutta se stessa essere quel volo e quella luce, vivere quell’immenso.

«Sei tu!», gridò. «Sei tu», ripeté. Il suono della sua voce si perdette nel vuoto.

Il vecchio treno entrò sferragliando nella stazioncina alla periferia del nulla. Il mattino era appena sbocciato e qualche riflesso colorato tingeva rade nubi. Bella scese e si guardò intorno. Una targa sul muro annunciava il luogo. Distinse in lontananza la sagoma di un tetto spiovente e l’arco di un pozzo. Cercò nella tasca il foglietto: controllò l’indirizzo, era proprio quello e si avviò. Si guardava intorno sperando di scorgere qualche anima viva.

«Cosa cerchi, ragazza?» L’uomo era sbucato da non si sa dove. Bella si fermò.

«Non ti riguarda» rispose duramente valutando la pericolosità dell’incontro. L’uomo era sporco, l’andatura cadente. Decise che era inoffensivo e riprese il cammino. Dietro di lei, una scia invalicabile.

       Ad un tratto sorse un canto, una morbida voce di donna. Bella scrutò nella direzione della melodia, non vide nulla ma si avviò. Il succedersi delle note era affascinante, il ritmo era a tratti sostenuto. La donna era là, seduta dietro il pozzo. Giovane, lunghi capelli bruni avvolta da un leggero vestito chiaro. Ai suoi piedi, un cesto di fiori. Da dove venissero era un mistero data la desolazione del luogo.

Bella si fermò un istante davanti alla giovane poi sedette accanto a lei.

«Questi fiori … sono molto belli. Dove stanno?» La voce di Bella era bassa, come se non volesse disturbare il sogno che usciva dalla gola della donna.

Il canto si interruppe.

«Oh, i fiori…Sì». La giovane abbassò gli occhi e sfiorò con lo sguardo le delicate masse multicolori che sporgevano dal cesto. «Sono qui vicino. Più avanti c’è un ruscello e mentre cercavo di prendere acqua li ho visti. Stanno lì.»

«Questo pozzo non dà acqua?»

«No. Mia madre, da bambina, era riuscita a trovarne ancora ma poi il pozzo si è seccato».

«E il ruscello?»

«Un giorno lo abbiamo trovato».

Bella smise di parlare. Sembrava che la ragazza non avesse intenzione di aggiungere altro.

«Grazie», le disse rivolgendole un saluto mentre già in piedi si addentrava nella pianura.            Dove poteva trovarsi il ruscello? Sui suoi foglietti un appunto parlava di acqua.  Camminava, un passo regolare sotto il sole che diventava sempre più caldo. La luce del giorno ora era forte. Tutto intorno un colore di sabbia rendeva uniforme il paesaggio. Radi cespuglietti spuntavano dal suolo. A Bella sembrò di scorgere in lontananza una piccola macchia di colore verde. La assunse come stella polare della sua direzione e accelerò il passo. Verde voleva dire acqua.

Per un istante rivide l’immagine del dormiveglia in treno. Il volo dentro la Terra, la luce nell’oceano. Scosse la testa. Quell’immagine indicava una presenza e lei sapeva che quell’essere sarebbe tornato.

     La macchia verde era sempre lontana ma a poco a poco ingrandiva. Una farfalla arancione svolazzò intorno ad uno dei cespuglietti. A Bella quel voletto suonò di incoraggiamento.

          Finalmente il punto verde divenne qualcosa di più definito: un insieme di alberi e di grossi cespugli. Rapidamente li raggiunse e passò attraverso. Un incanto si parò davanti ai suoi occhi: un laghetto circondato da rocce basse, l’acqua di un ruscello che saltellava cadendo e, seminascosto, un bordo dello specchio tappezzato di colori. Bella si chinò sull’acqua e la raccolse con le mani. Era limpida, trasparente, fresca. Non le sembrava vero: era riuscita a trovare il luogo dove poteva fermarsi. Bevve un po’ e sedette sull’erba.

«Sei sul posto più importante di questo pianeta».

Bella vide l’uomo del dormiveglia.

«In questa zona desolata?» Per quanto poco comprensibile, e non ne conosceva neanche il nome, quell’individuo ormai le era familiare.

«Non è come credi. Sei al centro di un quadrilatero formato da quattro direttrici e tre città sorelle. Ogni vertice un punto vivente. Qui si concentrano il passato, tutto, e il futuro del pianeta, tutto. Vai oltre queste rocce. Te ne accorgerai».

«Non vedo sentieri. Come posso fare?»

«Troverai tutto quello che ti occorre».

Bella guardò la distesa di rocce basse. Si potevano aggirare. Sembrava, però, che dietro non vi fosse nulla.

Guardò di nuovo verso l’uomo. Era rimasta sola.

          Si alzò. Desiderò qualcosa di indefinibile. Aprì la bocca e cominciò a modulare dei suoni, con toni via via più potenti. Scelse le vocali come appoggio. Sette. Quelle armonie la ristorarono, le dettero vigore. E cominciò a camminare tra le rocce. Un piede le scivolò e quasi cadde.

«Le vocali, hai usato le vocali!» Bella si voltò di scatto. Alle sue spalle un uomo non più ragazzo ma non ancora maturo la stava apostrofando ridendo. Silenzio.

«Abito qui, non ti allarmare. Ti faccio vedere il mio rifugio?»

«No. Devo proseguire il cammino». Bella lo scrutava, cercava di captarne le intenzioni. Lo sguardo era franco. L’aspetto piacevole.

«Bene. Dove devi andare?»

«Oltre queste rocce».

«Ah …. Di là è bellissimo. Se vuoi, vengo con te».

Bella non riusciva ad immaginare che potesse esserci qualcosa di bellissimo in quel posto desolato scheggiato appena dallo stupendo laghetto nella macchia di verde. Era tentata di proseguire la strada con lui, le ispirava fiducia.

«Conosco bene tutto di qui», riprese lui inserendosi nella sua esitazione.

«Beh, non c’è molto da conoscere mi sembra». La reazione della ragazza era interlocutoria. Voleva tempo per decidere.

«A te sembra e hai anche ragione a prima vista. Ma, credimi, c’è davvero molto».

L’uomo si era avvicinato. Bella attese.

«D’accordo, andiamo insieme», disse infine.

          Procedevano in silenzio. In alcuni punti più impervi lui le offriva la mano, una mano salda e amichevole. Per lei fu un contatto piacevole.

«Come ti chiami?» La voce della ragazza era un po’ incerta. Non voleva dargli molta ordinaria confidenza. Quella vicinanza fra loro si stava nutrendo di qualcosa di profondo, a mano a mano che procedevano nel cammino diventava sempre più un’intimità fatta di silenzi, libera e pulita, senza spiegazioni. Non voleva rovinarla.

«Nil».

Lo guardò un attimo perplessa. Non aveva mai sentito quel nome.

«E non vuoi sapere il mio di nome?», reagì.

«Certo. Se vuoi».

«Bella».

«Ti sta bene», disse lui sorridendo.

          Il cammino tra le rocce sembrava non finire mai. Ad un certo punto si sedettero a riposare. Il sole era diventato obliquo.

All’improvviso, una colonna di luce si stagliò nel cielo e sembrò congiungersi alla terra. Era enorme, di mille colori cangianti ed emanava uno splendore multicolore per il quale l’umanità non aveva ancora trovato un nome. Nil si fermò e si rivolse a Bella:

«Siamo quasi arrivati». Dove, pensò lei. La colonna era bellissima e non sembrava lontana. La fissò intensamente.

«Vuoi dire che la colonna indica il posto dove stiamo andando?»

«Sì, è proprio così». Nil sorrise.

Il sorriso si spense subito. Un vento impetuoso si sollevò tutt’intorno. Bella barcollò e si aggrappò ad un macigno, Nil si schiacciò a terra su dei piccoli sassi.

«Nil, cos’è questo vento?» gridò allarmata.

«È il guardiano. Non ti preoccupare. Fa il suo lavoro e se ne va». Nel giro di pochi secondi il vento impetuoso cedette il passo ad una brezza leggera che accompagnava i raggi del sole, un sole non più cocente. Bella si sentì accarezzata. Nil le si avvicinò e la guardò teneramente.

«Hai visto? Non è successo niente».

La ragazza sorrise sollevata e si staccò dal masso. «Andiamo».

Le ombre iniziavano ad allungarsi.

«Arriveremo prima di notte?»

L’uomo non rispose e Bella non insisté.

          La colonna di luci era sempre davanti a loro, carica di bellezza e di fascino. I colori ondeggiavano emettendo un suono leggerissimo. Forse è la brezza, pensò la giovane. Eppure, sembrava un suono proveniente dalla colonna. Una frequenza, una vibrazione.

«Ah!» A Bella sfuggì un’esclamazione. La colonna ora era sparita e davanti a lei si spalancava uno squarcio di cielo: la spirale multicolore e lucente di una galassia roteava grandiosa davanti ai suoi occhi. Mille sprazzi di luce si staccavano densi e riempivano il cielo trasparenti, fenomeni imponenti e travolgenti, rapidi. La galassia era sempre meno lontana e Bella vi si poteva perdere dentro. Trascinata nella spirale, poté scorgere paesaggi incontaminati, vividi, di una bellezza mai assaporata prima, illuminati da una luce bianca e dorata. Vulcani rosseggianti, larghi fiumi scintillanti, foreste ombrose e giardini carichi di fiori, laghi incantati, monti superbi dalle cime innevate e ovunque l’azzurro delle acque dell’oceano. Come fosse, immensa, una Terra senza devastazioni, senza arsure e ferite, libera e selvaggia nella sua bellezza potente e d’armonia. Stormi di uccelli in volo attraversavano il cielo, mandrie di quadrupedi godevano pascoli verdi. Ovunque, il profumo dei fiori inebriava il cuore in una calma sospesa e senza confini. A tratti, alla sua vista sorgevano castelli di una magnificenza dimenticata, villaggi con terreni rigogliosi e città maestose di palazzi e fontane. La presenza dell’uomo ma non l’uomo.

La ragazza si sentiva trasportata in quei luoghi, le sembrava di viaggiare portata da uno strano vento vertiginoso che, si accorse, proveniva da lei stessa anche se non avrebbe saputo dire come. Si sentiva libera e immersa in tutta quella bellezza, assimilata ad essa. I suoi spostamenti erano velocissimi, solchi nel blu del cielo.

       «Ecco dove dovevi arrivare. Qui». Bella guardò l’uomo: era lui, la figura del dormiveglia in treno e di tanti sogni nella notte.

La giovane si guardò ancora intorno. Ora era ferma e si vide affondata in uno scintillio continuo, migliaia di stelle brillavano e pulsavano quasi addosso a lei. Sotto i suoi piedi le acque spumeggianti di una cascata fluivano in un grande alveo che si ramificava in mille fiumi insinuantisi a bagnare tutta la Terra. Piccolissima, poggiata su un altissimo sperone di basalto, vedeva tutto.

«Dove sono?»

«Nel posto in cui tutto si rigenera e nasce il futuro. Qui c’è l’acqua che un giorno sarà per tutto il pianeta. Sei nell’unico posto su questa Terra dotato dell’energia necessaria alla vita. Ve ne erano altri, molti altri e sono stati tutti svuotati, dai più lontani che puoi ricordare in poi. È finito un lungo periodo, molto lungo, e ne è cominciato un altro: tutto quello che vedi intorno a te, ad ogni livello, ormai è solo apparenza, è stato e non è più ma continuerà ad apparire per un po’, senza sostanza. Ciò che serve alla vita è potenzialmente qui, per intero, ed è già cominciato».

«La vita …»

«Tutta la vita», sottolineò l’uomo.

«Questo posto ha un nome?»

«Sì. Puoi chiamarlo Saraàl».

«Saraàl» ripeté Bella lasciando che ogni sillaba le invadesse il petto con la sua vibrazione.

Poi lo guardò dritto negli occhi.

«Perché la colonna di colori?»

«È il ponte dimensionale che unisce la Terra alla galassia che hai visto».

«Ma che galassia è?»

«È una galassia particolare, di un certo tipo di energia. Non si vede ma c’è». 

«Ma io l’ho vista… Mi sembrava di sì».

«La sua reale natura è un’altra ma può apparire come l’hai vista, sì. A volte».

Tra loro cadde silenzio.

Poi, di nuovo come nel dormiveglia, l’uomo distese il mantello e svanì in un vortice.

          Bella si ritrovò accanto a una delle rocce basse. Percorse con lo sguardo l’orizzonte. L’ombra della sera era ormai vicina.

«Vieni. Dobbiamo ripararci per la notte».

La voce di Nil era gentile. Bella lo guardò un po’ trasognata ancora.

«Ho visto delle cose magnifiche. Ho sentito parlare di futuro».

«Bene. Ora andiamo». Si avviò continuando a guardarla. «C’è un posto dove possiamo stare. È vicino», aggiunse rassicurante. Bella sospirò e si avviò anche lei tra i massi. Sentiva i suoi occhi. Lo affiancò e cautamente gli prese la mano. Non lo guardava. Come Nil sentì quella mano sulla sua la strinse e attirò la ragazza a sé.

Bella si lasciò andare tra le sue braccia e gli sorrise.

===== SINOSSI

Racconto visionario in cui si narra la funzione particolare di un punto del pianeta Terra in collegamento con una galassia sconosciuta. La giovane protagonista raggiungerà questo punto e sembra agire in sintonia con un personaggio misterioso. Per un tratto del cammino le sarà compagno un uomo al quale si legherà in modo profondo.